[impermanenza]

Il corpo è un’immagine.

Ogni cellula è fatta di due ingredienti invisibili: consapevolezza ed energia.

Il nostro corpo è composto da un continuo aggregarsi e disgregarsi dei quattro elementi: Terra, Acqua, Fuoco, Aria. 

L’elemento Terra si manifesta con la pesantezza-leggerezza o sofficità e durezza.

Percepire la stabilità della terra e interiorizzarne la forza, la sua energia istintiva, la sua conoscenza non mediata dalla mente ci porta alla dissoluzione dell’ego e ci riconduce a una visione in cui noi siamo parte del tutto.

Come la Terra il nostro corpo possiede infinita capacità di rigenerazione. 

4 kg e 2 m quadrati di infinito


La tendenza attuale è quella di fotografare volti giovani anche quando la storia che si vuole raccontare ha già fatto lunga strada.

Personalmente preferisco le pelli mature.

La pelle possiede una memoria assoluta, come un orecchio che sente tutte le frequenze. Ricorda ogni giorno.
Scambia liquidi, tossine, intuizioni e affetti con il mondo esterno.
Vive sfiorando i propri limiti. Dolore e piacere si trasformano in profondità di superficie, immersi nel regno dell’adesso.

Sull’epidermide si manifestano gli accidenti dell’identità: nemmeno la pelle sfugge all’autoinganno.

Le si attribuiscono 4 kg e 2 m quadrati di infinito e contiene un’energia: la riserva del peso delle cose.

[radicamento]

Fino a diversi anni fa non sapevo che avesse un nome specifico.

Calarsi nel corpo.

Io che ho la testa perennemente tra le nuvole, che viaggio sulle frequenze più alte.

Che poi sono sempre stata attratta dal profondo: che fossero pensieri, suoni o colori.

Le voci, ad esempio.

Poi ho scoperto che per non perdermi, dovevo sedermi, camminare a piedi scalzi.

Immergermi nel verde silenzio, nel rumore delle onde, nello spazio vuoto di un secondo.

E di scendere verso la Terra, come una radice assetata.

Stare con il sedere al suolo, letteralmente.

Che poi è sempre una metafora, quando vai giù e raggiungi il fondo, riesci a spingerti, per  riemergere.

Raggiungere il fondo significa raggiungere il limite, sì.

Ma osservando più attentamente forse significa guardare con più attenzione; a fondo appunto.

Scendere nella caverna, per poi tornare con una conoscenza nuova.

Riemergere: manifestarsi di nuovo, ripresentarsi.

Agli altri, certo.

Ma a noi stessi. Soprattutto.